La regressiva evoluzione e la mancanza di dubitare.
Fino a questo momento ho volutamente accentuato le carenze dell’essere umano, per mettere in luce la nostra complessa e ambigua condizione, sia naturale che sociale, senza con ciò sminuire i grandi traguardi raggiunti dall’umanità nel corso del tempo.
In riferimento alla cultura occidentale, ci siamo progressivamente allontanati da un contesto radicato nella natura e nella nostra primordialità, ignorando la nostra totale dipendenza da essa.
La tecnologia, arma a doppio taglio, ci ha fatto dimenticare quanto sarebbe stato sano e appagante vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda.
Per milioni di anni siamo stati più simili agli animali che agli "esseri umani" così come oggi ci definiamo.
Il termine animale non ha in sé alcuna connotazione dispregiativa o limitante: rappresenta semplicemente la condizione che accomuna ogni essere vivente sulla Terra.
Ribadisco che siamo solo ciò che la Natura ci ha permesso di essere, eppure ci siamo sottratti a questa condizione.
Esistiamo come siamo oggi perché, durante la nostra evoluzione, abbiamo saputo cogliere i più utili tra i doni offerti dalla Natura, che ci ha sempre protetti e circondati. In passato, lo studio e la conoscenza dell’ambiente erano fondamentali per sopravvivere nel migliore dei modi. Oggi, invece, pieghiamo ogni elemento naturale al nostro volere, usandolo e deturpandolo.
Sebbene siamo rimasti homo sapiens sapiens, abbiamo dimenticato come riuscivamo a vivere nei tempi remoti.
Era una vita difficile, priva di molte comodità, ma eravamo esenti da molte delle malattie fisiche e mentali imposte oggi da una società frenetica e inquinata.
Le molteplici distrazioni offerte dal nostro sistema di vita indeboliscono e ammalano le persone, rendendole psicologicamente dipendenti.
Nel lusso più totale, abbiamo impoverito la capacità di stupirci per le piccole cose, di estasiarci di fronte a uno spettacolo naturale, già visto e rivisto su uno schermo qualsiasi.
Il sistema capitalista ha creato una miriade di micro-sistemi che hanno impigrito le nostre vite, rendendole più facili e veloci, dispensando agevolazioni solo quando funzionali al sistema stesso.
Siamo talmente assuefatti dalle nostre comodità da dare per scontate le grandi fortune che ci accompagnano ogni giorno.
Il culmine della nostra evoluzione ci ha resi opportunisti e incoerenti, non solo verso noi stessi, ma anche verso ogni altra cosa che, anche solo marginalmente, è toccata dalla nostra esistenza contaminante.
Nel macrocosmo formato dal capitalismo e dalla globalizzazione, siamo indirettamente responsabili di disastri ambientali che accettiamo come "normali", pur di non mettere in discussione un sistema in cui dobbiamo restare al vertice.
La nostra comodità, ad esempio, ci rende capaci di ignorare il fatto che la maggior parte degli animali presenti sul pianeta non viva più nel proprio habitat, ma finisca morto e confezionato per essere venduto su uno scaffale di supermercato.
Questo processo è il risultato del nostro modo eccessivo e sproporzionato di alimentarci. Mangiamo quando vogliamo, quanto vogliamo, come vogliamo, come se fosse l’unica priorità.
Economia e abitudine giustificano orrori che sfiorano il limite dell’umanità.
La globalizzazione avvicina prodotti e costumi da ogni parte del mondo, ma nel farlo deturpa culture un tempo protette proprio dalla nostra lontananza.
Il pensiero dominante europeo si fonda sulla presunzione di superiorità rispetto a culture considerate "arretrate", ed è questo il pretesto per esportare valori (e disvalori) del capitalismo occidentale.
Anche senza volerlo, incrementiamo costantemente il nostro sistema egoista e autodistruttivo. La responsabilità delle nostre azioni dipende fortemente dalla consapevolezza delle conseguenze.
Chi sbaglia senza sapere di farlo non è completamente artefice del male che provoca, non essendo cosciente della necessità di cambiare abitudini o situazioni dannose.
Oggi, con i numerosi mezzi di comunicazione a disposizione, siamo tutti, purtroppo o per fortuna, informati; se non cambieremo il nostro stile di vita inquinante, ne saremo tutti responsabili.
Anche il gradino più basso della piramide può fare la differenza.
Tendiamo a essere superficiali quando le questioni scomode non ci toccano da vicino ma, senza cadere in banalità, molte di queste potrebbero presto ritorcersi contro di noi.
Sarebbe confortante sapere di essere ancora capaci di vivere le nostre vite abbandonando le caotiche città, ritornando a uno stato naturale, vantaggioso per tutti gli elementi coinvolti. Si può tornare alla Natura senza rinunciare all’aspetto colto e nobile che ha sempre caratterizzato positivamente l’essere umano.
Il riciclo, la riforestazione, il risparmio, la condivisione, sono minuscoli tasselli che, col tempo, potrebbero comporre una trama metaforica, orientata a una vera e intelligente evoluzione umana, capace di valorizzare il bene collettivo.
L’evoluzione odierna, invece, presenta aspetti umani regressivi e autodistruttivi, ben lontani da una civiltà di cui andare fieri.
La nostra esistenza e partecipazione al mondo ci conferiscono il diritto di nascita per tentare di cambiarlo. Se ci sentiamo esclusi, inutili o sfruttati, abbiamo il diritto e il dovere di combattere per riappropriarci almeno di ciò che ci fa stare bene.
Il miglior modo per iniziare è reagire: scegliere la via meno ovvia, seguire un’etica personale forte e coerente.
La nostra “regressiva evoluzione” nasce dal bisogno estremo di affidarci a tecnologie troppo accomodanti e seducenti. Le comodità e le superficialità indotte creano dipendenze difficili da sradicare dalle nostre abitudini.
La mancanza di dubitare nasce dal totale disinteresse a farsi domande scomode e complesse, capaci di mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato come sano e normale negli ultimi decenni.
Preservare il Mondo nella sua interezza e nella sua diversità, permetterà al Mondo di preservare noi nei secoli e nei millenni a venire.
